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Una chiacchierata con l'autrice de "Il fruscio degli eucalipti": Maria Grazia Zedda

che ci mostra coi suoi occhi, e conduce delicatamente con le sue parole, nel mondo delle disabilitá e pari opportunitá


Come sapete, per noi de Il Mio Salotto, l’arte non è solo pittura o scultura, ma quando parliamo di arte lo facciamo a 360° e quindi anche la scrittura per noi è una forma d’arte, specie se regala emozioni, come il libro “Il fruscio degli eucalipti”, di Maria Grazia Zedda (Edizioni Il Maestrale).


Il libro, molto autobiografico, basato sulla vita della scrittrice, di anni difficili ma anche ricchi di esperienze che l’hanno portata a raggiungere innumerevoli traguardi e a farla diventare la persona che è ora. Nel libro, la protagonista ha il nome di Martina, è una ragazza quasi completamente sorda. Nata e cresciuta in Sardegna a Cagliari. Purtroppo, la realtà in cui vive, in un paese bellissimo ma coi suoi molti limiti, la fa sentire soffocata e la sua disabilità è vista quasi come una punizione. Tutto questo in aggiunta a una brutta lite col padre, la porta a prendere una decisione difficile, lasciare la Sardegna. Così a vent'anni, con la sua più cara amica Francesca, e uno zaino in spalla pieno di sogni, speranze e incoscienza, lascia la famiglia e la sua terra sarda, per crearsi una nuova vita a Londra. Purtroppo, anche in Inghilterra, non sarà tutto rose e fiori, e rimarrà delusa e ferita per i pregiudizi nei confronti della sua disabilità, per non parlare del sessismo essendo la protagonista una donna in un ambiente lavorativo dominato dal maschile, per esempio, e persino esperienze di stalking.

Imparerà presto a reagire alle avversità sfidando sé stessa e superando i propri limiti nella paura di sfidare lo status quo e la violenza di una società escludente.


"Il fruscio degli eucalipti” è un romanzo intenso, che mi ha fatto vivere e capire meglio tutte le difficoltà che affrontano le persone con disabilità sensoriali nella vita di tutti i giorni, in una società come la nostra che lotta costantemente per le pari opportunità. Ma soprattutto è la storia di una donna, della sua crescita, che nonostante i tanti ostacoli che la vita le ha messo davanti, non si è mai arresa ed ha voluto dimostrare che volere è potere.


Ho avuto la fortuna di conoscere e intervistare Maria Grazia, ma più che un’intervista, è stata come una chiacchierata tra amiche. Da mezza sarda espatriata prima a Londra poi a Sydney, mi sono ritrovata in tanti passaggi del romanzo ed è stato quindi per me un piacere poter parlare di persona con l’autrice.

Maria Grazia Zedda

Maria Grazia mi dice subito che normalmente legge il labiale, ma che per essere certa delle informazioni che recepisce, mi avrebbe chiesto eventualmente conferma di quello che capiva. Come racconta nel libro, questo è stato anche un punto di forza per il suo lavoro. Le dava e le dà tuttora modo di essere più precisa e accurata nella ricerca e nella trascrizione delle informazioni, dovendo appunto chiedere conferma.

Sentendo solamente il 10% dall’ orecchio destro e il 25% dal sinistro, mi spiega che sente maggiormente le vocali e meno le consonanti, cosa che le ha creato più difficoltà nei paesi anglosassoni, essendo l’inglese una lingua prettamente con consonanti. Fortunatamente grazie alla tecnologia e alla possibilità di fare video chiamate, Maria Grazia può tranquillamente svolgere il suo lavoro e parlare e soprattutto ascoltare più persone; infatti, software come Microsoft Teams le danno la possibilità di fare le videochiamate con i sottotitoli. Mi spiega che a volte però è impegnativo dover leggere tutto il tempo e a fine giornata è davvero stanca, ma la soddisfazione che le dà il suo lavoro è impagabile.

Maria Grazia infatti lavora per aiutare altre persone per le pari opportunità.


Gli avvenimenti del libro racchiusi in circa due anni di vita, sono avvenuti invece in circa 8 anni nei quali ha viaggiato e lavorato in programmi di inclusione a Bologna ( con cui collabora ancora con ASPHI, la onlus che organizza ogni 2 anni un Expo sulla tecnologia che abilita le persone disabili) ma anche negli USA, prima a San Francisco, e successivamente dopo un periodo in Italia, sono ritornati ma a Charleston, città portuale nella Carolina del Sud, poi a Philadelphia, sempre con il compagno Ian Sheeler, nonché marito e padre delle sue figlie adolescenti. L’incontro con uno stalker nella Carolina del Sud ha potuto darle anche spunto per quanto riguarda l’argomento dello stalking affrontato nel libro. Non vi spoilero altro!

Anche in America però, non era tutto rose e fiori, infatti purtroppo, anche se aveva l’assicurazione medica grazie al suo lavoro, non aveva però la maternità (i diritti delle donne sono nettamente inferiori rispetto all’Europa), né copertura per il marito. Così Maria Grazia capisce che gli Stati Uniti non sono il luogo dove avrebbe voluto crescere le sue figlie e far vivere la sua famiglia. Ritorna così nel Regno Unito alternando Scozia e Londra, il luogo dove tutto ebbe inizio e dove ora risiede con la sua famiglia. Lavora inizialmente come consulente per l’inclusione e l’accessibilità, mentre oggi come Senior Manager per le pari opportunità e l‘inclusione del personale (2000 impiegati circa), aiuta i vari reparti a produrre politiche inclusive attraverso programmi mirati ad High Speed Two, ovvero l’azienda che sta costruendo la ferrovia ad alta velocità più grande d’Europa, nel tentativo di metter al passo di Londra le città di Birmingham e Manchester come centri economici del Regno Unito.


Ma Maria Grazia ci tiene a dirmi che lei non è una scrittrice, non si sente tale, non scrive romanzi o libri di letteratura, non ha scritto “Il fruscio degli eucalipti” con questa intenzione. Non era quello il suo obiettivo. A lei, che appunto, non è una scrittrice di professione, premeva parlare della sua esperienza personale e porre i lettori del libro, di fronte a spunti di riflessione e domande che anche lei si è fatta per molti anni, come “perché la gente tende a considerare diverse le persone che vivono una condizione psico-fisica di disabilità? Alla fine, cosa vuol dire essere normale ed essere diverso?”. Voleva inoltre far capire alle persone che coloro che hanno delle disabilità come la sua, per esempio, sono perfettamente in grado di svolgere qualsiasi lavoro se dotati di strumenti specifici come, per esempio, un telefono amplificato per sordi, come cita nel libro.

Per Maria Grazia leggere e scrivere è un rifugio, non deve faticare per ascoltare e leggere il labiale e ha sempre amato scrivere a livello amatoriale. Dovendolo poi fare come sfogo e aiuto dopo un lutto in famiglia, ha ritrovato la passione che le ha fatto scattare la voglia di scrivere il suo romanzo.

Libro che, come è stato detto più volte in queste righe, tocca tanti argomenti sensibili, con dolcezza e tanta sensibilità senza tralasciare momenti divertenti per alternare risate a qualche lacrimuccia. Esorto tutti a leggerlo!

Se vi abbiamo un po´incuriosito, Vi lasciamo il link per il libro


e se volete seguire l'autrice sui social, questa é la sua pagina Instagram: mariagrazia.zedda



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