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Settore artistico: il più trascurato e meno sostenuto. Perché?

Aggiornamento: nov 24

Se all’estero chiedi a qualcuno: “Cosa ti fa pensare l’Italia?” generalmente ti rispondono tutti sorridendo guardando nel vuoto che il bel paese gli fa pensare subito al buon cibo e all’arte sparsa per tutto lo stivale in ogni singola città, dalle più grandi al piccolo borghetto medievale, dai musei all’opera ammirata da tutti nella tal piazza. Si sa, l’Italia è conosciuta da tutti, ma soprattutto apprezzata e riconosciuta a livello mondiale per la moda, il design, le macchine, le arti culinarie e per l’arte.

Abbiamo infatti il patrimonio artistico non solo tra i più apprezzati ma il più grande al mondo. Possiamo con orgoglio vantare di ben oltre 3.400 musei, circa 2.100 aree e parchi archeologici e 55 siti Unesco e 61 tutelati dal FAI. Sono luoghi che raccolgono secoli di storia, cultura e tradizioni, e il cui valore va ben oltre la loro bellezza. Eppure non si investe abbastanza nel settore artistico. Viene sempre più trascurato e sottovalutato, quasi dato per scontato. Abbiamo sì il più grande patrimonio artistico e culturale, ma non ce ne prendiamo cura abbastanza, come se già solo averlo sia sufficiente, ma andrebbe preservato e valorizzato e soprattutto mantenuto.

Cosa significa “valorizzare” il patrimonio artistico e culturale? Per definizione, la valorizzazione «consiste nell'esercizio delle funzioni e nella disciplina delle attività dirette a promuovere la conoscenza del patrimonio culturale e ad assicurare le migliori condizioni di utilizzazione e fruizione pubblica del patrimonio stesso».

L'articolo 9 della nostra Costituzione dice: La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione

Nonostante questo, tantissimi siti storici con un grandissimo valore culturale, sono stati abbandonati a loro stessi, mentre necessiterebbero di restauri. Parliamo di giardini, ville, chiese, abbazie e molti altri luoghi con un immenso potenziale che sembrano essere dimenticati. Una ricerca ha evidenziato che il nostro stato italiano è tra i paesi che stanzia meno fondi destinati all’arte e alla cultura. Secondo il sito di affaritaliani.it , già 10 anni fa gli Stati Uniti, con la metà dei siti rispetto all’Italia, avevano un ritorno commerciale pari a 16 volte quello italiano. Il ritorno degli asset culturali della Francia e del Regno unito era tra 4 e 7 volte quello italiano. A fronte della ricchezza del patrimonio culturale italiano, rispetto alle realtà estere esaminate, emergono enormi potenzialità di crescita non ancora valorizzate.

È un immenso peccato, infatti questi settori, sono importantissimi perché hanno un impatto non indifferente su economia e occupazione di un paese. Essi infatti, sono stati colpiti maggiormente anche durante la pandemia che ha causato di conseguenza tanti posti di lavoro a rischio specie nelle grosse città.


Investire in arte significa anche creare valore, fare impresa, sostenere la nazione e supportare la crescita dell’individuo. Bisogna guardare però nel lungo periodo. È vero, investire nel restauro di un’opera artistica o di un sito archeologico richiede anche tempo, ma sono investimenti vincenti che nel lungo termine hanno una ricaduta economica, culturale e sociale, perché restaurando e valorizzando siti, luoghi e opere d’arte, per esempio, si vanno a creare nuove aree di esposizione, nuove mostre, gallerie, pubblicazioni, premi, cultura e quindi lavoro per persone del settore, di conseguenza profitto.


Non è però secondo me solo una questione di guadagno. A cosa serve investire nell’arte e nella cultura? A cosa servono questi settori? Ci si potrebbe chiedere. Arte e cultura sono due settori collegati e con la crisi che stiamo vivendo a livello mondiale, quindi non solo in Europa o in Italia, sono necessari per arricchire la nostra vita di tutti i giorni.

L’arte e la cultura, ci aiutano entrambi a loro modo a farci capire i cambiamenti sia personali che attorno a noi, che dobbiamo affrontare ogni giorno nelle nostre vite, e stimolano la capacità di creare un proprio gusto personale, una capacità di critica e di comprensione della storia, e della bellezza che ci circonda.


L’arte e la cultura sono un nutrimento per le nostre menti, che dovrebbero aver fame di sapere, di cambiamenti e la voglia di riscoprire la bellezza.

Le nostre menti invece, sono sempre più imprigionate in uno stato di immobilità sociale, politica e culturale e dalla lagnanza che troppo spesso ci contraddistingue.





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