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Quando il conflitto col proprio corpo, e l’ossessione col cibo diventano arte tramite quadri viventi

Vanessa Beecroft


Usare sé stessi quando si ha qualcosa da dire, fa si che il discorso passi da un piano puramente artistico, ad uno reale e universale, ed è così che per molti artisti, il riferimento autobiografico diventa il modo più semplice, spontaneo ma soprattutto diretto per esprimere un concetto e creare la propria opera d’arte.


È così che sentimenti ed emozioni come l’angoscia, il caos, la paura e la confusione creati da un’ossessione come quella per il cibo, sono parte dell’artista Vanessa Beecroft, che seppur consapevole, non riesce a vincere, ma che vuole mostrare a tutti nelle sue opere.


Vanessa Beecroft - Photo credit: MICHAEL KAPPELER/DDP/AFP via Getty Images)

Vanessa Beecroft, genovese di nascita, classe 1969, ma americana di adozione, fotografa e artista contemporanea, riesce a far diventare arte un’ossessione che accomuna sempre più persone specie negli ultimi anni, considerati “anni dell’era moderna”; Vanessa riesce a mettersi a nudo e a ricreare con le sue opere, l’ossessione che l’ha accompagnata per anni, quella per il cibo, per il corpo, per un ideale estetico di bellezza al quale aspirare sempre più lontano dalla realtà, e di conseguenza la difficoltà di accettarsi e di avere stima di sé e del proprio corpo. In un periodo dove si cerca di parlare di body positivity e accettazione di sé, i disturbi alimentari come bulimia, anoressia, binge eating e obesità, sono problemi reali e tuttora presenti nella nostra società, e finalmente riconosciuti e studiati.


Vanessa Beecroft, VB35 (Solomon R. Guggenheim Museum, New York, 1998)

Vanessa, per otto anni, dal 1985 al 1993 ha annotato quotidianamente i suoi pasti in un modo molto dettagliato e preciso, specificando il cibo ingerito e le caratteristiche come il colore e le emozioni, le sue paure e le sue ossessioni ad esso collegato, a causa della sua malattia, la bulimia. É così che pensa di realizzare performance e “quadri viventi” per rappresentare queste delicate tematiche. La prima messa in scena legata a quel diario, e al suo caos interiore si chiama “Il Libro del Cibo”, e vengono utilizzate donne sgraziate e scomposte, in carne e ossa, di età ed etnie diverse, più o meno nude per porre al centro delle sue riflessioni temi come quello dello sguardo, del desiderio, della moda, dell’imbarazzo e il disagio di sentirsi esposti, “nudi”.


Vanessa Beecroft, VB16 (New York gallery Deitch Projects, 1999)

L’artista ha voluto rappresentare anche la lotta e il conflitto con il proprio corpo facendo indossare i propri indumenti intimi a delle ragazze in cui lei si rispecchia, coinvolte nella rappresentazione.


La più famosa performance di Vanessa, legata a questi temi risale a quasi 20 anni fa, nel 2003, chiamata VB52. Consiste in un banchetto (una lunga tavolata), consumato da 32 commensali, che in questo caso sono modelle, alcune seminude, altre sempre più vestite man mano che ci si sposta verso l'estremità del tavolo. Perché la tavola è il luogo dove si consumano quei pasti segreti, quelle orge di cibo chiamate abbuffate, momenti intimi con sé stessi di cui nessuno deve sapere. Sono momenti in cui si riesce in modo illusorio e temporaneo a calmare i pensieri, le angosce, le paure e a colmare quei vuoti che in quel momento, apparentemente solo il cibo può riuscirci. Allo stesso tempo però, la tavola è anche il luogo dove quando si soffre di disturbi alimentari, si ha più paura. Specie quando a quella tavola ci sono altre persone con cui devi condividere il pasto, persone a cui vuoi sembrare normale, persone che sono serene e felici (magari in apparenza) e che mangiano con gusto avendo un sano rapporto con il cibo, e che quindi creano in te ancora più disagi e allo stesso tempo invidia, perché vorresti goderti serenamente il pasto anche tu, angoscia perché devi sforzarti di mangiare e pensi a quante kcal stai per ingerire, ed infine la paura e la speranza di essere scoperti.


Vanessa Beecroft, VB52, 2003, Rivoli, Torino

Tra le donne sedute a tavola, sono presenti anche la madre e la sorella di Vanessa, probabilmente per far capire quanto i disturbi alimentari, talvolta, coinvolgono inevitabilmente tutta la famiglia. Quando ne ho sofferto io da adolescente, i membri della mia famiglia erano quelli che mi destavano più paura e angoscia allo stesso tempo, perché erano a conoscenza del problema e sentivo su di me, tutto il peso del loro amore, in quel momento infranto da una figlia che si stava lasciando morire, del loro dispiacere, della loro delusione, della loro paura, della loro rabbia .


Le opere di Vanessa, e le sue performance, sono incontri unici e toccanti tra modelle e spettatore, mettendo in scena importanti e delicate tematiche quali la vergogna, i tabù sociali, il voyerismo e i disturbi alimentari cercando di sensibilizzare e prevenire per porre un’attenzione sempre più alta ai giovani. Nonostante risalgano a quasi 20 anni fa, le performance di Vanessa, sono estremamente attuali perché toccano temi che purtroppo sono ancora troppo presenti e diffusi ai giorni nostri e che a volte temo aumentino con l’uso errato e spropositato dei social con immagini e video che distorcono la realtà.


Credits:

https://www.nytimes.com/ http://www.contenthub.it/

https://www.forbes.com/



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