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Pier Paolo Pasolini: la rivoluzione fatta da un poeta

Aggiornamento: 2 mag

Mostra a Palazzo Ducale, Genova, 30 Novembre 2021 - 13 Marzo 2022 - "Non mi lascio commuovere dalle fotografie"


Foto scattata alla mostra di Pier Paolo Pasolini - Ph. Sandro Becchetti - Campo dei Fiori, Roma 1975

La primissima foto che ha catturato la mia attenzione all’ingresso della mostra raffigura una manifestazione, soggetto centrale un cartellone che si erge nella folla con la scritta “non lasciamo che uccidano i poeti”. Uccidere, sì perché è stato chiaro quasi fin da subito che Pier Paolo Pasolini è stato assassinato, brutalmente, e poi abbandonato, lasciato senza più alcuna dignità. Però questo non è stato un omicidio come un altro, la vittima è un poeta, un letterato, un regista, probabilmente il più famoso del primo dopoguerra italiano.




Io leggo anche un altro sotto testo, “non lasciamo che uccidano i poeti”, non lasciamo, noi, il popolo, tanto amato, e anche venerato da Pasolini, chi sta ai bordi della società, chi vive in borgata, si prende l’onere di difendere la cultura, la poesia, ed i poeti. Questo può sicuramente considerarsi il grande merito di Pasolini, avvicinare alla letteratura, al cinema, alla poesia, strati della società, che senza essere accompagnati senza giudizio come solo lui sapeva fare, non avrebbero mai preso in considerazione anche solo l’idea di leggere un libro, un articolo, e men che meno di essere i protagonisti stessi di un film. Questo ha un motivo molto semplice, non è mera mancanza di interesse, ma il risultato di una generazione di ragazzi nata nel primo dopoguerra che non ha alcuna rete sociale, familiare o di affetti pronte a proteggerli, e ad indirizzarli, ma col solo compito di arrivare a fine giornata vivi e possibilmente con qualcosa in pancia.


Foto scattata alla mostra di Pier Paolo Pasolini - Ph. Cecilia Mangini - Roma 1958

Le borgate romane degli anni ’60 raccontate e vissute da Pasolini, non avevano l’aspetto delle periferie di oggi fatte di tanti palazzoni anonimi, ma erano una terra di mezzo tra campagna e città, un Purgatorio, che molto spesso però aveva la forma di un Inferno, strade non asfaltate che, con le piogge diventavano torrenti, più simili a paludi, abitazioni in lamiera improvvisate, senza elettricità, acqua corrente, né servizi igienici. Per non parlare del grosso problema del sovraffollamento; il centro di Roma che si stava riprendendo lentamente, e a fatica dalla seconda guerra mondiale, non ne poteva più di miseria e povertà, e letteralmente ignorava la situazione gravissima in cui molte famiglie vertevano appena fuori dal centro cittadino, le istituzioni in primis.


Foto scattata alla mostra di Pier Paolo Pasolini - Ph. Cecilia Mangini - Roma 1958

In questo contesto storico, Pasolini, romano d’adozione fu letteralmente folgorato dall’umanità e vitalità presente nelle borgate, iniziò a passare sempre più tempo coi suoi ragazzi, cercando di offrire loro una seconda, una terza, e spesso anche una quarta opportunità, perché non si scelgono né la famiglia né il luogo dove nascere.

MI viene in mente un parallelismo con una strofa presa da una canzone del rapper italiano Marracash,





“non possedere ti rallenta, ma puoi riuscirci” (brano Bastavano le briciole, album Marracash, 2008),

ed era esattamente questo che Pasolini voleva raccontare al mondo intero nei suoi film ambientati nelle borgate, con attori presi dal popolo, che molto spesso rappresentavano se stessi. Già solo il fatto di stare recitando, e non essere a rubare o spacciare era una vittoria, e un riscatto sociale e personale.


Foto scattata alla mostra di Pier Paolo Pasolini - Ph. Roberto Villa 1973 - Riprese film "Il fiore delle mille e una notte"

Sporadicamente, si allontanava dalle sue adorate borgate, per prendere parte seppur col contagocce alla vita sociale romana, al caffè pasticceria Rosati, ritrovo storico di letterati, ed intellettuali, dagli scatti di queste rari eventi mondani, è facile percepire, quanto Pasolini non si sentisse al suo posto, ma vivesse questi incontri, come un biglietto da pagare per far parte di quella casta.


Foto scattata alla mostra di Pier Paolo Pasolini - Ph. Tullio Farabola - Caffè Rosati - Roma 1960

Pasolini era un omosessuale dichiarato, e il suo rapporto con le donne è sempre stato molto travagliato, e contorto.

Provava un amore smisurato, e totalitario per sua madre, al punto quasi da essere in competizione con il padre per le sue attenzioni. Pasolini stesso, su questo argomento, mostrò momenti di lucidità, in cui si mostrò capace di un’analisi critica del suo attaccamento morboso alla figura materna, tanto da denunciare in una sua poesia che, a causa di questo sentimento irraggiungibile che provava per lei, non si sentiva in grado di poter amare nessun’ altro, auto destinandosi ad una vita da solo.

“Tu sei la sola al mondo che sa, del mio cuore, ciò che è stato sempre, prima d’ogni altro amore.”

Foto scattata alla mostra di Pier Paolo Pasolini - 1) Ph. Sandro Becchetti - Roma 1971 - 2) Ph. Vittorio la Verde - Roma 1971


Come dichiarato dall’amica Oriana Fallaci, nella sua “Lettera a Pier Paolo”, Pasolini provava quasi un odio e un forte risentimento verso tutte le altre donne, esclusa la madre, questo non gli impedì certo di avere molte amicizie femminili, anche molto strette ed intime, prima fra tutte la sua amicizia con Laura Betti. Ciò nonostante questo sentimento ambivalente verso il genere femminile lo accompagnerà fino alla fine.


Foto scattata alla mostra di Pier Paolo Pasolini - Ph. Elisabetta Catalano - Pier Paolo Pasolini e l'amica Laura Betti - Roma 1969

Io mi sento estremamente attratta dalla figura di Pasolini come artista, in un’epoca così difficile e tormentata in tema di tumulti sociali a sfondo politico e di lotta di classe, Pasolini è sempre rimasto fedele a se stesso, capendo che non vi potrà mai essere un’evoluzione senza dar voce a tutto il popolo, e senza una messa in discussione dei valori che già portarono ad una guerra mondiale. La soluzione non è l’omologazione e l’appiattimento delle diversità.

Io credo fermamente che per diminuire il divario tra le classi sociali, un processo di istruzione, ed educazione a livello globale sia la chiave per dare a tutti le stesse possibilità, e non per rendere tutti uguali. Vi è un’ enorme differenza.


Foto scattata alla mostra di Pier Paolo Pasolini - Ph. Vittorio La Verde, Roma 1973

Pasolini combatteva l’ignoranza, la ferocia, il razzismo, l’omofobia, il neo fascismo usando una sola arma “la parola”, come disse in una sua rara intervista, la parola scritta non potrà mai essere sostituita da nessuna fotografia. La violenza è il modo di comunicare di chi non conosce altro modo per esprimersi.



Foto scattata alla mostra di Pier Paolo Pasolini - Ph. autore sconosciuto. Giornate del cinema italiano di Venezia, nell'anno in cui non si svolse 1973

La cultura rende liberi. Non dimentichiamocelo, mai.


Se siete a Genova, vi consigliamo caldamente di andare alla mostra, che si terrà fino al 13 Marzo 2022 a Palazzo Ducale in piazza Giacomo Matteotti 9, in pieno centro storico.

Potete prenotare e acquistare i vostri biglietti cliccando qui.

Buona mostra!


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