• Il Mio Salotto

Il Mio Salotto incontra Alessandro Lupi

Aggiornamento: 7 mag

Un viaggio attraverso l'arte, da Genova a Berlino


Fin dagli albori delle mie curiosità, i miei pensieri sono sempre stati attratti, in qualche modo, da qualche cosa che il mio corpo non può vedere, o toccare. Scusate se non trovo una parola per definire quest’entità astratta che alloggia da sempre tra le onde della mente. Credo forse che una parola corretta per definirla non esista o meglio non sia stata inventata. Eppure da tempo questa forza si presenta in qualche modo ai miei sensi ogni qualvolta mi ritrovi di fronte a un opera d’arte di mio gusto.

Ragionando in questo senso posso tranquillamente affermare che niente quanto l’arte di AlessandroLupi ha mai pizzicato così chiaramente queste corde. Illuminandomi una via che da sempre era di fronte a me, ma mai fino ad ora si era palesata così chiara. Ho deciso quindi di provare a proporre ad Alessandro Lupi un intervista per Il Mio Salotto e, con mia grande sorpresa, ha accettato. Così quel che ne è venuto fuori è più una chiacchierata illuminante per l’ arte di vivere oltre che un’intervista. Sono qui per raccontarla.

Alessandro cresce e studia a Genova e mentre frequenta l’accademia delle belle arti è già esplosa la sua passione nel creare, è astuto nell’estrapolare insegnamenti da ogni persona intorno a lui, e come mi racconta, è un suo professore in particolare che lo illumina un giorno dicendogli: "Alessandro ma tu sei libero e libero deve essere il tuo pensiero, se tu una mattina ti svegli e fai uno starnuto e quello starnuto decidi di farlo diventare un’opera d’arte, quello starnuto diventa un’opera d’arte!". Una frase semplice che rende reale un concetto così complicato.



Vedendo fronte a me Alessandro che mi racconta la sua vita con questa semplicità mi si palesa chiaro quanto sia stato capace di far tesoro di quel consiglio e d’un tratto tutti i suoi lavori e le sue opere si capovolgono nella mia testa assumendo tutt’altro significato, tutt’altro scopo.

“fin da piccolo mi appassionava lo smontare e rimontare gli oggetti che trovavo in casa o in garage, volevo capire come funzionassero”

mi racconta e la sua passione è per me palpabile anche attraverso lo schermo, tanto che nel momento in cui parliamo delle sue installazioni in giro per l’Italia o il Portogallo io mi perdo nelle sensazioni che credo abbia vissuto nel crearle.

Una semplice ringhiera di quartiere a dividere strade e palazzine che alla vista si trasforma in un “glitch” nella realtà. Alessandro chiama l’opera “riflessioni” ed è sicuramente il titolo perfetto per quelle vibrazioni della mente che ci appaiono invisibili. Ora grazie a lui in Via Lambro a Monza le possiamo vedere con i nostri occhi.

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Proseguendo la conversazione mi racconta dell’improvviso amore per Berlino, che scoppia nella sua prima visita alla città nel 99, quando viene invitato ad un esposizione nello storico Tacheles (ex centro sociale berlinese e punto di riferimento per ogni artista in Germania e in Europa).

Persuaso dall’atmosfera di quegli anni, che a parer mio sapeva danzare armoniosamente con artisti dal pensiero libero e leggero come il suo, Alessandro decide nel 2008 di trasferircisi.

Dopo una buona mezz’ora in cui vengo “istruito” sul significato di arte per Alessandro, la conversazione cade, come se fossimo già d’accordo, sul bisogno fondamentale di riportare vita e entusiasmo nella regione natale che condividiamo e a cui entrambi appariamo molto legati.

Da anni la Liguria viaggia su emanazioni involutive che per ovvio risultato, allontanano sempre più persone da essa. Così Alessandro da buon artista quale è propone attraverso essa la risposta ad un problema che sembra irrisolvibile. Si tratta di un esperimento sociale nato in Inghilterra nella contea dello West Yorkshire dove una cittadina di poco più di 10mila abitanti ha iniziato , forse per noia o forse per passione, a coltivare frutta e ortaggi per ogni angolo della strada, l’attività nata quasi per gioco è in poco tempo esplosa in una vera e propria ragione di vita per gli abitanti stessi, trasformando ogni area verde prima inutilizzata in un fiorente orto botanico in grado di soddisfare la richiesta di ortaggi di moltissime persone. Ovviamente il solo prezzo da pagare è l’impegno nel curare le piante , cui basta dedicare pochi minuti della giornata e come risultato la comunità ha ritrovato un enorme senso di appartenenza alla propria terra più una dose giornaliera e gratuita di frutta e verdura da proporre sulle loro tavole.

Il compito non è impossibile e con una minima organizzazione sarebbe possibile ridar vita a centinaia di paesi nell’entro terra ligure, ormai in via di abbandono, in più l’idea di Alessandro sarebbe di allacciare alla coltivazione , che è la forma d’arte più bella della natura, l’arte stessa umana, con vari tipi di installazioni , o pitture, o sculture, insomma non può esserci una vera e propria regola in ciò , ma soltanto una buona causa in grado di portare effetti stupefacenti alle persone e ai luoghi che stiamo dimenticando.



L’arte di Alessandro ha bisogno di aria , di spazio, di movimenti ampli e lucenti attraverso cui riesce a esprimersi a pieno e ogni sua opera ne è l’esempio perfetto. Semplici componenti fatti con uno specchio sintetico composto da polimeri e metallo, che si trasformano, attraverso un lungo lavoro pieno di dedizione e passione, in un cielo stellato a pochi metri dalle nostre teste, in grado di rendere magica una piazza o un parco e capaci di trasportare il passante un po’ più attento in un mondo più semplice di quello che conosciamo, più magico e carico di speranze per l’avvenire.

Alessandro Lupi ha scelto il suo lavoro e dimostra ogni giorno di saperlo fare veramente, ricordandoci che il mondo in cui viviamo non è fatto solo di ciò che vediamo.


Immagini prese dal sito dell'artista: https://www.alessandrolupi.com/ Instagram dell'artista: @alessandro.lupi.art

Facebook: Alessandro Lupi




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