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Il futuro trapassato di Simon Stålenhag

Aggiornamento: 5 giorni fa

Tra gli innumerevoli rivoli lungo i quali si argomenta la produzione di fantascienza, uno di quelli che più trovo affascinante è quello che possiamo definire come “decadente”, distopico, post-apocalittico o generalmente post-qualsiasi disastro immaginario. Qui i racconti, o le rappresentazioni grafiche, non propongono viaggi spaziali, alieni o futuristiche guerre, ma mostrano ambientazioni terrene, cupe, malinconiche, dove vige un senso di disagio, di sconfitta.


In questo filone è in grande ascesa un giovane artista svedese, Simon Stålenhag, illustratore, designer e anche musicista, le cui opere mettono in scena una particolare realtà retro-futuristica, ambientata negli anni ’80 e ’90, ma dove vediamo i resti di una precedente alta tecnologia caduta in disgrazia, in disuso, e dove gli abitanti convivono con questo grande fallimento, questo passo indietro, che rende la quotidianità vuota, malinconica e a volte angosciante. Nelle sue tavole quindi possiamo trovare delle comuni Volvo anni 80, ragazzini con il walkman, e sullo sfondo i resti di quella che a noi appare una futurista struttura, o un mega robot. Questo contrasto, unito alle tinte e allo stile utilizzato, trasmette all’osservatore un forte senso di decadenza, smarrimento e rassegnazione.


Le tavole sono realizzate con tecniche digitali, partendo da fotografie di paesaggi scattate dallo stesso autore ed utilizzate come “base”. Il risultato finale assomiglia ad una pittura ad olio, o a guazzo (gouache) come resa finale dei colori, e riesce ad accentuare la drammaticità delle scene proposte.


I lavori di Stålenhag sono partiti come singole tavole, pubblicate su diverse riviste di genere, il grande successo riscontrato ha portato alla realizzazione di un primo volume: “Loop”, dove l’autore ha unito le opere e le ha contestualizzate: Svezia, 1980 – 1994, seguiamo la decadenza del Loop, ovvero del più grande acceleratore atomico del mondo, costruito su un’isola svedese tra il 1954 ed il 1969. Le immagini descrivono la vita di alcuni adolescenti attorno alle rovine ed ai resti di questa tecnologia ormai perduta, ridotta in macerie ferrose e arrugginite, le scene quotidiane hanno molto di autobiografico, essendo lo stesso autore nato nel 1984. Da questo libro è tratta la serie Amazon Video “Tales from the loop”.



Un secondo volume, “Things from the flood” copre gli anni successivi, tra il 1994, anno di dismissione definitiva del Loop, ed il 1999. Qui troviamo anche tavole che illustrano forme di vita sconosciute, mostruose, generate da un misterioso liquido derivante dalle macerie del Loop.


In questi primi due volumi, le immagini ed il poco testo che le accompagna, pur mantenendo il filo conduttore dato dalla situazione sopra descritta, restano antologiche, descrivono personaggi, fatti o misteri senza una vera e propria storia a sostegno. Le cose cambiano nel terzo volume dell’autore: “The electric state”.


Questo volume, il migliore secondo me, è una vera e propria “graphic novel” dove anche qui le immagini sono la parte assolutamente preponderante dell’opera. Cambia l’ambientazione, degli immaginari post-apocalittici Stati Uniti del 1997, i paesaggi rurali svedesi lasciano lo spazio ad ambienti più urbani, più cupi, ma il viaggio della protagonista ci offre molti scenari differenti.


La realtà descritta è più decadente dal punto di vista dell’evoluzione dell’uomo, le immagini sono più forti e più angoscianti rispetto ai volumi precedenti. Stranianti e inquietanti i dettagli “cartoon” infantili che adornano strade in rovina, robot abbandonati o addirittura strane creature fatte di rottami.


E’ questa sicuramente l’opera più matura e completa, perfetta per iniziare a “leggere” e apprezzare questo autore, che, come potete vedere sul suo stesso sito (www.simonstalenhag.se) è pronto a regalarci altre immagini affascinanti!


Matteo Russolillo




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