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I due volti di Pablo Picasso: straordinario genio o narcisista misogino.

Aggiornamento: 5 giorni fa

Da appassionata d’arte, specialmente per gli impressionisti, di cui ho un amore viscerale per Monet fin dall’infanzia, ho sempre osservato e guardato le opere di Picasso con curiosità, tuttavia non comprendendole mai fino in fondo. Ogni volta che mi sono trovata davanti a un suo quadro, ho inclinato la testa di lato, stringendo gli occhi come se quel gesto mi potesse far capire meglio cosa stessi osservando. Nonostante non capissi appieno le sue opere, ne sono sempre rimasta affascinata. Ho però sempre e solo catalogato Picasso come il maestro del cubismo senza mai approfondire la sua vita, e l’uomo che c’era dietro quei quadri tanto strani ai miei occhi, come ho fatto invece con Monet. Facendo ricerche su di lui, vengono fuori molte informazioni che possono irritare, offendere, disgustare e inorridire una donna.

Le opere di Picasso parlano chiaro, ed è lui stesso che ha attribuito il suo vasto repertorio alle diverse donne, in questo caso “muse”, della sua sregolata vita. Le sue storie travagliate, iniziate sempre in modo piacevole e paradossalmente normale, cosa che si poteva notare dai suoi dipinti inizialmente colorati, gioiosi, allegri con ritratti intimi e aggraziati, finite quasi sempre in modo tragico e complicato con conseguenti dipinti tetri, cupi e malinconici. Si può dire che le sue relazioni si riflettono sulla sua arte. Si perché Picasso di donne ne ha avute tante nella sua vita, alcune mogli, altre solo amanti, ma di quella vita hanno fatto parte anche sorelle, figlie e nipoti (anche uomini), persone così diverse tra loro ma con una cosa in comune. Tutte sono state travolte dalla vita di Picasso rimanendone inghiottite. Sedotte, stregate, possedute. Complici inizialmente e vittime alla fine. Alcune morte suicide (persino un nipote), altre cadute in povertà e disperazione, umiliate, tradite, dimenticate. Picasso era sicuramente un genio straordinario ma era incontenibile, controverso, inquieto, travolgente, egocentrico e famelico e talvolta si legge anche spietato, persino. Anche la stessa nipote, Marina Picasso, dopo essersi ammalata di anoressia e aver fatto anni di psicoanalisi a causa della figura ingombrante e negativa di terrore che aveva verso suo nonno, ha scritto nel 2002 un libro che descrive l’artista come “un uomo che ha il volto di un vampiro sadico, che prosciuga le energie degli altri, e se ne nutre per la sua arte per poi gettare via le carcasse, con spregio. Il calore del fuoco ed il gelo del ghiaccio: per fabbricare bellezza succhiava l’anima del mondo e delle persone, per poi farne capolavori cosicché le altre persone morissero, in lui”. È una descrizione agghiacciante.

Picasso ha avuto come abbiamo detto, diverse relazioni, sette dichiarate, nel corso della sua carriera, con Fernande Olivier, Eva Gouel, Olga Khokhlova, Marie-Thérèse Walter, Dora Maar, Françoise Gilot e Jacqueline Roque. La sua espressione artistica e creativa è stata caratterizzata e definita da aspetti erotici ed emotivi perché se la sua vita e le sue relazioni si riflettevano sulla sua arte, i suoi dipinti raffiguravano spesso sessismo e misoginia. Olga è stata la sua prima moglie, una ballerina russa durante la prima guerra mondiale da cui ha avuto anche il primo figlio Paulo. Dopo la sua nascita la loro relazione si incrinò e l’artista iniziò una frequentazione con la modella francese Marie-Thérèse, all’epoca diciassettenne dalla quale ebbe una figlia, Maya. Lei era la sua amante e la trasferì nel palazzo di fronte al proprio dove viveva con la moglie, una tremenda tortura psicologica per Olga. Marie-Thérèse era costretta invece a stare chiusa lì, a sua disposizione come molte delle sue donne, prigioniere in casa, costrette a vestirsi in modo “casto” a causa della sua soffocante gelosia mentre lui continuava a frequentare chiunque.


Reclining Nude (Marie-Thérèse) 1932. Oil on canvas. 130 x 161,7 cm. Musée national Picasso, Paris. MP142.
Nudo reclinato - Marie-Thérèse

Ph. Credits

Ci sono molti quadri raffiguranti Marie-Thérèse in quanto lei era la sua nuova musa ispiratrice e tutte le sue composizioni rappresentavano espressioni di "gioia sessuale e surrealismo", infatti il corpo di lei era riorganizzato secondo le fantasie astratte di lui con organi sessuali al posto degli occhi e gli occhi tra le gambe facendo apparire la ragazza quasi come creatura ibrida e erotica in un modo quasi giocoso, ma sempre riconoscibile per quella sua inconfondibile ciocca bionda.


Dora Maar Picasso ritratto
Ritratto di Dora Maar

Ph. Credits

Anche con la modella francese termina la relazione quando incontra Dora con la quale durerà 9 anni. I suoi ritratti a differenza di quelli di Marie sono più turbolenti e intensi. Anche con lei la relazione divenne spiacevole in quanto Picasso era incapace di vivere con una donna pari al suo stesso livello culturale come poteva essere con lei essendo fotografa, tanto da portarla alla pazzia distruggendola emotivamente e lo si può vedere dai suoi ritratti, fatti con colori acidi per rappresentare la sua angoscia.


“Non è un uomo, è una malattia” - Dora Maar.

L’unica donna che va contro la mentalità di Picasso, non tollerando i suoi maltrattamenti e i suoi soprusi ma riesce a vivere una vita indipendente è Francoise Gilot dalla quale nasce Paloma. Lasciarlo però, provoca in lui una furia tale da ricevere in cambio una bruciatura di sigaretta sul viso.

Ogni volta che lascio una donna, dovrei darle fuoco. Distruggi la donna, distruggi il passato che rappresenta. –Pablo Picasso-

Altra vittima invece è stata la sua seconda moglie Jacqueline che come Marie-Thérèse si tolse la vita a causa di lui. La Gilot ha detto in un’intervista che l’artista credeva che esistessero due tipi di donne, "dee e zerbini". Infatti come descrive la nipote nel libro citato in precedenza, lui sottometteva le donne alla sua sessualità animale, le domava, le stregava, le ingeriva e infine le schiacciava sulla sua tela letteralmente. Ci trascorreva molte notti per estrarne la loro essenza per poi smaltire i loro corpi una volta dissanguati.


Pablo Picasso pittore ritratto foto bianco e nero

Ph. Credits

Molti dicono che bisognerebbe scindere l’arte dall’artista, o forse è più corretto dire l'uomo dall'artista, ma è effettivamente possibile? I quadri di un artista come Picasso, non sono importanti e particolari proprio perché suoi? È vero, si dice che ogni essere umano e tutto ciò che ha fatto, ciò che è diventato, è frutto di ogni singola esperienza vissuta, positiva o negativa che sia. Probabilmente senza le donne di Picasso e le relazioni con loro, non avremmo mai avuto l'arte con lo stile inconfondibile e distinto che ci ha mostrato questo controverso artista, ma è giustificabile?

È giusto sacrificare il dolore e la vita di una persona per ottenere un quadro in più? Va ignorata la violenza di genere per proteggere la faccia e la reputazione di uomini come Picasso? Se pensiamo a John Lennon, genio e artista musicale che ben tutti conosciamo, ha scritto meravigliose canzoni pluripremiate, eppure piacchiava la moglie e il figlio e dipendeva dalle droghe.

Penso che nessun tipo di arte, non importa quanto sia straordinaria, possa giustificare abusi o misoginia. Abbiamo però facoltà di scelta, e una testa per pensare. Sicuramente Picasso non è una persona da cui trarre esempio sotto certi punti di vista, e che ha avuto condotte di vita alquanto discutibili ma apprezzare un artista a 360° significa anche abbracciarlo a tutto tondo, con pregi e difetti, sia come artista che come persona, seppur con problemi, nonostante possiamo non condividere certi atteggiamenti.





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