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Giorgio Vasari: architetto, grande artista, storiografo e talvolta dilettante gossipparo.

Aggiornamento: 5 giorni fa


Nei precedenti articoli, abbiamo parlato di un artista svedese, Hilma Af Klint, di uno spagnolo, Picasso, ed oggi è la volta di un italiano. Forse non tutti lo conoscono, perché magari non è famosissimo come possono essere Giotto o Modigliani, ma se siete stati a Firenze, ne avrete sicuramente sentito parlare, e se siete andati alla Galleria degli Uffizi e percorso il corridoio Vasariano, sappiate che sono entrambi progetti dell’artista di cui vi parlo oggi, Giorgio Vasari.

Giorgio Vasari è toscano, nato ad Arezzo il 30 luglio del 1511, e non è solo un pittore, ma un artista a tutto tondo in quanto era anche architetto e storiografo e ad oggi possiamo dire un simpatico “gossipparo”.

Adesso vi racconto di lui un po’ più nel dettaglio. Il Vasari, chiamato così dagli studiosi di storia dell’arte, è figlio di un mercante di tessuti e una nobildonna e già da piccolo ha avuto modo di avere una formazione artistica, infatti ha potuto frequentare la bottega di un pittore di vetrate, frequentare lezioni di educazione umanistica e approcciarsi all’architettura realizzando persino il basamento dell’organo del Duomo e iniziare a sensibilizzarsi alle influenze di Michelangelo. Tutta la famiglia lo aveva incoraggiato fin da subito allo studio e al disegno. Una volta adolescente va a studiare a Firenze, e la fortuna mista al caso, lo hanno portato a frequentare alcuni membri della famiglia Dé Medici ampliando così la sua formazione umanistica col letterato Pierio Valeriano e recandosi il più spesso possibile presso la bottega di Andrea del Sarto e all'accademia di disegno di Baccio Bandinelli. Purtroppo pochi anni dopo il suo arrivo a Firenze, Vasari dovette tornare ad Arezzo a prendersi cura della madre e dei fratelli, in quanto il padre, suo più grande fan e alleato, era venuto a mancare. Dopo questo triste avvenimento che lo portò ad avere una crisi religiosa, Vasari ha cominciato a sentirsi folle e fuori posto, e cominciò a viaggiare per tutto lo stivale raccogliendo informazioni su artisti di varie città, a scoprire ed amare così l’arte in tutta l’Italia. Informazioni che avrebbero fatto parte del suo progetto a cui stava lavorando: Le vite de' più eccellenti pittori scultori e architetti.


Versione tedesca de Le vite di Giorgio Vasari.

Viaggiando in lungo e in largo, come molti artisti, anche Vasari in amore ha avuto una vita sentimentale ingarbugliata. Era innamorato follemente di Maddalena Bacci da cui ha avuto 2 figli illegittimi, ma per evitare scandali a quei tempi, sposa la sorella minore di lei di soli 14 anni, relegata a vivere sola nella casa di famiglia ad Arezzo, e usata per coprire la relazione adulterina e passionale con Maddalena.

Dai 34 ai 36 anni Vasari è a Roma e fa parte della corte del Farnese dove stringe sempre di più rapporti con Michelangelo. Grazie a quegli anni in cui era sempre circondato da intellettuali si ispirò per comporre la prima redazione delle Vite. Sua moglie però era molto giovane e decise di tornare in Toscana, dove fece stampare il suo manoscritto che dedicò a Cosimo Dé Medici sperando che con questa mossa, potesse farselo amico e trarne giovamento per la sua carriera. Così fu. La mossa della dedica e il ritorno definitivo ad Arezzo, portarono i suoi frutti. Cosimo dé Medici incaricò infatti Vasari di alcuni lavori a Firenze e si occupò persino del restayling del Palazzo della Signoria, di progettare quelli che sarebbero diventati gli Uffizi e del famoso corridoio Vasariano, ovvero quello che collega Palazzo Pitti al Palazzo della Signoria. Col suo libro, Vasari diventa a tutti gli effetti “il primo storico dell’arte italiana” , inventa la storiografia artistica e inaugura il genere dell'enciclopedia di biografie artistiche, coniando termini come Rinascimento, Gotico e Maniera moderna. I suoi scritti rimangono ancora oggi una fonte inesauribile per ricercare notizie biografiche dei vari artisti anche se le biografie sono intervallate da pettegolezzi e aneddoti divertenti. Per questo spesso Vasari viene ricordato appunto come “gossipparo”. UN Po’ di GOSSIP…

La più celebre è la storia, detta dal Vasari, del giovane Giotto che disegnò una mosca sulla superficie di un dipinto di Cimabue e che il maestro più anziano più volte cercò di scacciare.





Prendiamo invece Sandro Botticelli. Senza il libro di Vasari forse non sapremmo né che a Sandrino piaceva davvero un sacco scherzare né delle burle che il giovane artista portava a compimento. Lui infatti amava organizzare scherzi veri e propri coinvolgendo altre persone stile “Scherzi a parte” e far battute continuamente, rendendo così la sua bottega un posto allegro dove lavorare e trascorrere il tempo con i suoi garzoni.






Giorgio Vasari scrisse anche di Raffaello Santi, il quale ebbe sin dall’inizio una vita molto propizia. Infatti il padre Giovanni non volle che fosse allattato dalla balia ma dalla mamma Magia.

Vasari fa il paragone con l’inizio meno dolce di Michelangelo, mandato fuori casa per essere allattato «da villani e plebei» per dire poi:


"dolce e paradisiaco fu il carattere di Raffaello, burbero e selvatico quello del Buonarroti".

Un altro “scoop” di Vasari riguarda un’opera di Michelangelo, il crocifisso: Egli ottenne dai monaci Agostiniani di Santo Spirito il permesso di studiare i cadaveri. Così Michelangelo Buonarroti si reca spesso a Santo Spirito per la dissezione dei cadaveri, esercitando questa pratica all’epoca “illegale” per la religione Cristiana Cattolica. Quando nel seicento Caravaggio prenderà come modello una nota prostituta, morta per annegamento, non è casuale: soltanto per i cadaveri dei ceti bassissimi si permetteva questa pratica sui corpi, anche perché nessuno li andava a reclamare. Vasari dice che questo Crocifisso ligneo policromo, è stato donato da Michelangelo stesso al priore dei monaci Agostiniani di Santo Spirito come ringraziamento per l’opportunità di dissezionare cadaveri, dunque la possibilità di poter studiare anatomia dal vero. Il Crocifisso è l’unica opera certamente attribuibile, documentata di Michelangelo Buonarroti di legno policromo, ne fa menzione nelle Vite. Il Vasari ha sempre sostenuto che le sculture realizzate con questo materiale povero e con questa tecnica artistica erano opere minori.


Un’altra curiosità su Michelangelo, citata dal Vasari sul suo libro, riguarda il suo naso.

Secondo le descrizioni di Giorgio Vasari, per quanto fosse “Divino” nella sua arte, Michelangelo non lo era altrettanto nella vita reale, infatti, aveva un forte temperamento che spesso sfociava nell’aggressività e questo lo ha portato a fare a pugni con un altro artista, Pietro Torrigiani, il quale non sopportando più le continue prese in giro di Michelangelo, gli ruppe il setto nasale con un pugno in piena faccia.


Non si può verificare la veridicità di questi aneddoti, forse dettati dall’immaginazione di Vasari, ma rendono senz’altro il libro più scorrevole e piacevole, umanizzando la figura dello storico d'arte.


Ilaria Puddu





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