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Fuggevoli “sculture” di plastica per moderni Peter Pan

Aggiornamento: set 27




Chi è stato bambino negli anni ’70, ’80 e ’90 ha sicuramente tenuto in mano almeno una volta un pezzo di plastica colorata che si andava ad incastrare con altri simili, un mattoncino LEGO. Vi erano bambini poi, come me, che si sono totalmente innamorati di quei mattoncini, e passavano ore a costruire castelli, navi, stadi, popolando le proprie avventure con i sempre sorridenti omini dalla faccia gialla. Ci sono anche adulti, sempre come me, che hanno ad un certo punto della propria vita riscoperto questa passione, abbandonata a suo tempo per impellenti bisogni adolescenziali. Questi adulti, che si definiscono AFOL (Adult Fan Of LEGO) hanno oggi i mezzi e le possibilità che da piccoli non avevano, e vivono un tempo dove la tecnologia offre un’accessibilità e una visibilità che può davvero trasformare questa passione da bambini in un’espressione artistica. Non si pensi quindi alla classica macchinina o casetta che i bambini costruiscono seguendo passo passo le istruzioni, ma a vere e proprie opere di fantasia, uniche, di qualunque genere, dimensione e significato.

La stessa azienda Danese, che ha rischiato di fallire negli anni 2000, vive oggi un secondo momento di splendore, e si dimostra essa stessa riconoscente ed attenta al settore di mercato rappresentato da questi appassionati che utilizzano il prodotto per realizzare le proprie opere ed esprimere attraverso i mattoncini la propria creatività. Per rendersi conto di quanto sia importante questa attenzione basta pensare al fatto che all’interno della LEGO House, il museo che la stessa LEGO ha recentemente costruito presso la propria sede storica di Billund, esiste uno spazio dedicato alle più interessanti costruzioni realizzate da appassionati adulti, artisti, provenienti da tutto il mondo. Questa esposizione, che cambia costantemente, incarna perfettamente lo spirito iniziale dei mattoncini LEGO e la natura delle opere stesse, destinate ad incantare per poco, prima di essere nuovamente ridotte alle “briciole” iniziali, ovvero un insieme di semplici mattoncini, che verranno riutilizzati prontamente per una nuova opera.

Lo spirito con il quale si dà vita ad una propria costruzione, nel gergo degli appassionati: MOC (My Own Creation), è quello di esprimere la propria ispirazione di questo momento, sapendo che per quanto bello e soddisfacente sarà il risultato finale, i pezzi utilizzati per questa opera serviranno per realizzarne una nuova, perché è certo che per quanti pezzi si possano avere, ne manca sempre qualcuno. Quindi queste costruzioni, opere, espressioni, sono destinate a durare il tempo di un evento espositivo (due giorni generalmente) o anche solo il tempo di una fotografia, che resta unica testimone della propria abilità artistica, da divulgare sui social, siti specializzati, concorsi. A chi può sembrare tragico o illogico distruggere il lavoro di settimane o mesi poco tempo dopo essere giunti alla conclusione, viene in soccorso un aspetto eccezionale di questo mezzo espressivo: le opere non si rompono mai, possono essere fragilissime e cadere a terra, ma non saranno mai rotte, solo smontate, e possono sempre essere ricostruite.

Ma come possono dei giocattoli, dei cubetti di plastica, essere per chi li utilizza l’analogo della creta, del legno o della tempera? Qui bisogna tornare all’espansione della stessa società LEGO e alla sua modernizzazione per restare accattivante agli occhi dei bambini moderni, se infatti negli anni ’80 i pezzi erano pochi, quasi tutti rettangolari, e solo gialli, rossi, verdi e blu (a questo proposito cercate l’origine dei colori della scritta Google) oggi il numero di pezzi è praticamente infinito, ai classici mattoncini rettangolari si aggiungono forme di ogni tipo, e i colori disponibili superano il centinaio. E allora dove sta l’abilità nell’utilizzarli?

Ovviamente non tutti i mattoncini esistono in tutti i colori che LEGO produce, e viceversa, è come se avessimo un mucchio di pennellate già fatte e potessimo solo disporle sulla tela per formare il quadro. Un particolare mattoncino può esistere anche di un solo colore, e se chiedete agli appassionati, vi diranno che quel colore è inutile. Bisogna quindi utilizzare quello che LEGO mette a disposizione in termini di forme e colori, facendo tesoro di pochissime “regole” che tutti gli appassionati rispettano come veri e propri dettami sacri: non è concesso ricolorare i pezzi, non è concesso tagliarli o modificarne la forma, ed è assolutamente vietato, vietatissimo, incollarli. Ricordiamo che i pezzi in questione nascono per essere incastrati uno sull’altro, semplicemente, per costruire modellini giocattolo. Di conseguenza l’abilità sta spesso nel riuscire a combinare i pezzi in modo stabile riuscendo ad ottenere forme particolari, non convenzionali, realistiche, che elevino i mattoncini al di fuori della loro natura.



Proprio questi limiti di forma e colore sono un turbo per la fantasia dei costruttori, che si sforzano per aggirarli, scoprendo sempre nuovi utilizzi per i pezzi a disposizione. Esistono infinite “scale” di costruzione, lo stesso oggetto può essere riprodotto alto un centimetro o un metro, a seconda dello scopo illustrativo, e lo stesso mattoncino può essere allo stesso tempo un petalo di fiore, l’ala di un’astronave o una tavola da surf.

Esistono migliaia di stili di costruzione, ma ciò che colpisce di più a mio avviso è quando si riesce a far esclamare all’osservatore che


“non può essere fatto con i LEGO”.

Questa ricerca dell’utilizzo “non convenzionale” dei singoli pezzi, di nuovi modi per incastrarli, o addirittura l’utilizzo di pezzi semplicemente appoggiati gli uni sugli altri, rende la realizzazione delle opere particolarmente impegnativa e affascinante, e lo scopo è sempre quello di ogni forma artistica: stupire, affascinare, far pensare. Quindi cosa state aspettando? Mettetevi a giocare!







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