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Federica Ravasio: arte, musica, natura e sentimenti.

Oggi abbiamo in piacere di intervistare la giovane pittrice Federica Ravasio (profilo IG) , che ci illustra la sua arte, le sue ispirazioni e tecniche, tra natura, colori e materia.


Ciao Federica, grazie di aver accettato di parlare con noi. Potresti presentarti ai nostri lettori? Quando e come hai deciso di iniziare a realizzare le tue opere?

Ciao a tutti, grazie a voi per la proposta.

Sono Federica Ravasio, nata a Lecco nel 1988. Il mio rapporto con l’arte nasce con i con i miei studi: liceo artistico e Accademia di Belle Arti di Bergamo. Successivamente ho frequentato il corso serale di Home Decor allo IED di Milano. Nel mio percorso sono stata collaboratrice dell’artista Jorrit Tornquist e di Manuel Bonfanti, dai quali ho imparato molto e ravvivato la mia ispirazione.


Ti sei da subito cimentata con realizzazioni astratte o hai iniziato con lavori figurativi?

Come dicevo precedentemente, ho iniziato con gli studi artistici, indi per cui con il figurativo, che però non ha mai avuto grande successo in me, ad eccezione della raffigurazione di alcuni particolari anatomici. Ho sempre trovato decisamente più interessanti l’astratto, l’impatto del gesto e del colore.



Cosa ti ispira? Cosa ti fa iniziare un nuovo lavoro? La scintilla per mettersi davanti alla tela?

Mi ispiro principalmente alla natura, all’acqua in particolar modo, ai riflessi, ai giochi di luce e sfumature, spesso e volentieri ho delle idee che nei momenti meno aspettati si manifestano e sono un connubio tra molte cose: musica, natura e sentimenti. Solitamente è così che nascono i miei lavori, attraverso una sorta di Epifania dettata da una base di pensiero e di attenta osservazione.


Quali tecniche, tipi di colore o mezzi preferisci utilizzare? Utilizzi la tela in verticale o in orizzontale?

Dipingo in orizzontale, mi pace la materia e l’effetto materico sulla tela; quindi l’orizzontalità permette più soluzioni in questo senso. Prediligo la vernice, anche se ho iniziato con colori ad olio a cui sono sempre molto affezionata per via della brillantezza del pigmento. Con la vernice sento di riuscire ad esprimermi totalmente, ultimamente sto inserendo nei miei lavori degli elementi molto materici.


Per la serie Baloons utilizzi una tecnica molto particolare, riempiendo palloncini di colore e scoppiandoli sulla tela. Potresti descriverci meglio questa procedura? La hai utilizzata in altre serie?

Ho solo quella serie in cui utilizzo questa tecnica, è esattamente come avete intuito voi, riempio il palloncino con la vernice, mi metto sopra di esso e lo faccio esplodere dando vita ad una fase giocosa. Ovviamente studio molto i colori da utilizzare, per sfruttarne al meglio i contrasti.



La serie che personalmente preferisco è Grafica dove all’esplosione dei colori abbini dei tratti semplici ma ben definiti. Mi piace molto anche il fatto che buona parte della tela resti “libera”. Potresti raccontarci cosa rappresentano per te questi lavori?

L’idea è quella di ricreare degli schizzi, ho l’abitudine di scarabocchiare, una sorta di disegno fatto solo di linee, con la serie “Grafica” unisco la parte fluida del fondo con un aspetto più corposo, come quello del gesto.



Nella serie Trowel l’utilizzo della spatola ti permette di realizzare superfici più complesse, più fisiche. Altri artisti con cui abbiamo parlato si sono concentrati su questa crescita di volume del quadro. Nel tuo caso da dove nasce la ricerca di questa dimensione aggiuntiva?

Prendo ispirazione dal maestro Tornquist, per il quale sono stata assistente per quattro anni, tra moltissimi suoi lavori, quelli che mi hanno sempre incantata sono quelli carichi di materia abbinati allo studio del colore, ed è in questa direzione che la mia ricerca si sta dirigendo maggiormente adesso.



Sei un’artista affermata, con diverse esposizioni all’attivo. Quando hai sentito di essere riuscita ad entrare in questo mondo?

A dire il vero non mi sento dentro questo mondo, non ancora, è molto difficile trovare le giuste connessioni e persistere, soprattutto ora che praticamente tutti “fanno arte”, e lo metto tra virgolette perché molte persone non hanno alcun tipo di base o formazione inerente.


Hai scritto che la serie Piastrelle è nata in pandemia a causa della mancanza di materiale. Come hai vissuto il periodo del lockdown?

Penso di essere stata una delle poche persone che lo ha vissuto molto bene, abitando in una frazione di un paesino ed essendo letteralmente circondata dal bosco, è stato un bellissimo periodo, ho avuto modo di riflettere su me stessa e con la serie “piastrelle” di mettere le basi del mio lavoro.



Dal tuo profilo possiamo capire che ami i tatuaggi e l’arte. Hai altri interessi particolari? O nuovi progetti a cui stai lavorando?

Amo molto la musica, ho lavorato parecchi anni nel mondo del clubbing, e la musica è fin da piccola una costante della mia vita, spesso fonte di ispirazione e di sottofondo mentre dipingo. Ho varie idee che frullano in testa, nulla di definito, ma sono idee a cui spero di riuscire a dare un ordine e mettere nel concreto.



Un grande ringraziamento a Federica per la sua disponibilità, sperando di poter presto ammirare dal vivo le sue bellissime opere, ancora complimenti da parte di tutto lo staff de IlMioSalotto.







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