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Alla riscoperta dell'arte tra tecnologia, social media e riapertura di musei e fiere

Aggiornamento: 5 giorni fa

Ormai tutta Italia sta tornando in zona bianca, bianca come la luce in fondo al tunnel buio del lockdown che ci ha tenuti chiusi in casa, o fuori ma con così tante limitazioni che ci passava la voglia di uscire. Con l’arrivo dell’estate e l’allentarsi delle limitazioni che ci hanno condizionato gran parte del 2021, così come il 2020, con la riapertura di ristoranti e negozi, luoghi di convivialità per i cittadini, finalmente riaprono quei posti che hanno subito una grossissima perdita con la pandemia, luoghi d’arte e cultura come cinema e musei. Quest’ultimi insieme alle mostre e all’arte in generale, sono uno dei settori più colpiti dalla crisi della pandemia. Riaprire un museo o organizzare una mostra d’arte però, è più complesso e difficile che riaprire un bar, un ristorante o un’attività commerciale. Senza nulla togliere a questo settore, per un museo, non basta tirar su una saracinesca, chiamare i fornitori, metter fuori tavoli e sedie e ripartire in un paio di giorni.


Durante questa lunga pausa, il mondo dell’arte e dei musei hanno dovuto interrogarsi e prepararsi per capire con quale migliore strategia ripartire, considerando che i primi momenti vedranno sicuramente l’ingresso a un pubblico ridotto. Bisogna prendere coscienza che per qualche anno la riserva del turismo di massa non basterà. Per ripartire alla grande, si è ipotizzato non solo un contatto in carne e ossa, di persona con l’opera d’arte ma la necessaria integrazione col virtuale e il digitale.


La tendenza al mondo online era già nell’aria ma con la pandemia si sono, volente o nolente, accelerati i tempi in modo velocissimo promuovendo cambiamenti quasi futuristici.

Limitarsi però semplicemente a trasferire in rete il contenuto delle collezioni, organizzare su piattaforme virtuali dei seminari, delle visite guidate o degli approfondimenti non basta, non funziona, ne è efficace al fine di ripartire ed oltretutto risulta triste e malinconico. Bisogna fare un passo in avanti e sfruttare al meglio il potenziale del web e dei social media.

Alcuni esempi di questo cambiamento, sono le lezioni del direttore del museo Egizio, Christian Greco che ha raggiunto oltre il milione di visualizzazioni uniche (https://www.youtube.com/playlist?list=PLg2dFdDRRClGtp33i7xqUwFO82TEVnMz2 ), e dei mini-video postati su Tik Tok dagli Uffizi (www.tiktok.com/uffizigalleries ).


Ovviamente e fortunatamente il mondo dell’arte non è fatto solo dai musei, ma anche dalle fiere d’arte che però purtroppo saranno assenti ancora a lungo. Infatti alcune previste nei prossimi mesi, non sono ancora state confermate, come l’inaugurazione di Miart per dirne una, prevista a settembre, non si sa ancora se avrà luogo.

Altre invece che erano state posticipate sull’onda della pandemia, hanno iniziato la loro attività a maggio, come la biennale di Architettura iniziata il 22 e una mostra sull’arte americana dal 1961 al 2001 anch’essa posticipata ed iniziata il 28 a Firenze a Palazzo Strozzi.

Con il settecentesimo anniversario della morte di Dante inoltre si preannunciano diverse attività in tutta Italia in particolare al MAR di Ravenna da settembre.

Le previsioni sul calendario sono incoraggianti e positive, e la tendenza è verso mostre medie, non troppo costose da produrre e organizzare; mostre piccole e innovative sfruttando anche la tecnologia e quello che può offrirci. Ci si chiede però quale sarà la tendenza anche degli artisti dopo un lungo stop, cosa decideranno di produrre, se opere condizionate dalle riflessioni e dalle conseguenze della pandemia, o se si preferirà un fresco inizio, lasciandosi il dramma alle spalle, archiviandolo.


Per le fiere ambientate all’interno di grandi padiglioni, bisognerà ancora aspettare ma una cosa è certa, la gente ha tanta voglia di tornare ad ammirare arte, artisti, collezioni, mostre e girare per musei e gallerie.







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